Il giornalista investigativo Jeremy Loffredo di The Grayzone sta rischiando la sua vita per aver raccontato ciò che ha visto e documentato nella Cisgiordania occupata e nella città di Tela Aviv dopo l’attacco dell’Iran, è infatti detenuto dal 4 Ottobre 2024 nelle carceri israeliane con l’accusa di avere messo in pericolo la sicurezza nazionale.
Il ventottenne non ha mai tenuto nascosti sui propri canali social la vicinanza al popolo palestinese e la denuncia contro i crimini israeliani, documentando anche la follia dei coloni, descrivendole attraverso affermazioni ben precise:
“La scorsa settimana mi sono unito ai nazionalisti ebrei israeliani che credono che sia una causa degna e un dovere religioso bloccare gli aiuti umanitari di cui c’è un disperato bisogno al confine di Gaza. Si godevano i pasticcini con i militari mentre confessavano i crimini di guerra e facevano il tifo per il genocidio.”
Ha anche pubblicato diversi documentari come ad esempio Kill them all’: inside the Israeli blockade on Gaza girato mesi fa al valico di Kerm Shalom e la violenza dei sionisti allevati a pane e odio da persone come Daniella Weiss e il ministro Itamar Ben Gvir che con le proprie proteste e violenze sono riusciti a bloccare durante numerosi episodi i convogli umanitari distruggendo il cibo che si trovava all’interno dei mezzi, lasciando così morire di fame la popolazione e obbligandoci ad immagini che tutti vorremmo dimenticare.
Oggi Jeremy è in prigione e i coloni israeliani sono a piede libero.
Nella stessa sera sono stati arrestati altri quattro giornalisti di nazionalità differenti tra cui Andrey X con cittadinanza russa che si trovava nella stessa zona di Jeremy durante l’attacco che l’Iran ha compiuto contro Israele, gli altri 4 giornalisti sono stati rilasciati ben 11 ore dopo ma l’intero materiale prodotto resta tutt’ora nelle mani del governo israeliano. Il giornalista russo che ha potuto vedere per l’ultima volta Jeremy ha confermato che i militari israeliani li hanno picchiati, bendati e condotti in una base militare.

Il primo ottobre infatti i rappresentanti del ministero della difesa rilasciarono dichiarazioni intimidatorie ben precise attraverso i media ed i social in merito alla divulgazione dei danni subiti da New Promise 2, dando un divieto molto chiaro, era importante che la narrazione israeliana fosse che l’Iron Dome avesse intercettato ogni singolo missile e che non vi fossero morti, feriti o danni materiali. Tutti sappiamo che non è andata così, ma per Netanyahu ed i suoi collaboratori non sarebbe dovuta trapelare alcuna conferma dei danni riportati alle basi militari.
Il giornalista di The Grayzone essendo in prima persona a Tel Aviv ha potuto appurare che i danni subiti erano in realtà ingenti a differenza delle dichiarazioni ufficiali rilasciate dal governo, riferendosi soprattutto ad una delle basi militari che il governo sionista continuava a dichiarare intonsa, insomma possiamo dire che Jeremy Loffredo ha svolto un ottimo lavoro ed ha trovato opportuno divulgare in modo imparziale le sue informazioni.
Grayzone ha osservato che ABC News e PBS hanno mostrato nelle loro trasmissioni gli stessi luoghi di Loffredo, senza dover affrontare accuse equivalenti e dichiara:
“The Grayzone respinge inequivocabilmente queste accuse scandalose della polizia israeliana. Sosteniamo il legittimo reportage di Jeremy. L’affermazione secondo cui Loffredo e The Grayzone rappresentino il nemico di Israele in tempo di guerra suggerisce semplicemente che il governo israeliano considera il popolo americano e la libera stampa come un bersaglio legittimo.”
Prima di essere arrestato il giovane giornalista con cittadinanza statunitense di New York ha pubblicato un video sulla piattaforma X descrivendo i danni provocati alla famosa base militare Nevatim, ricordando agli spettatori che da quelle piste nei mesi precedenti si alzarono in volo caccia israeliani per uccidere i civili sulla Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre.
Jeremy ha già subito una prima udienza e rischia di essere incarcerato per spionaggio, l’accusa è quella di avere divulgato la posizione esatta della base militare, i contenuti oltre che i danni ma soprattutto che su una di quelle piste era solitamente parcheggiato l’aereo privato del primo ministro Benjamin Netanyahu.
Per Israele commettere un atto come questo è apparentemente normale, non dimentichiamo che ad oggi sono stati uccisi non come danni collaterali ma spesso tramite esecuzioni circa 150 giornalisti palestinesi ed ogni giorno il conteggio sale, lasciandoci sempre più sbalorditi da quell’ignobile silenzio assordante dei media soprattutto italiani che definiscono guerra ciò che dal primo istante si è svolto come un genocidio in piena regola, violando in tutto e per tutto il diritto internazionale e i diritti umani, comportandosi da ciechi di fronte a video documentati e verificati sugli stupri e le torture a danno di adulti e ragazzi e i rapimenti di operatori sanitari all’interno degli ospedali di Gaza.
Il giovane giornalista non poteva, non doveva inserirsi nella telecronaca psicotica dettata da Israele e sostenuta dal nostro governo e da quei giornalisti che ancora oggi amano definire operazione di intelligence un attacco terroristico firmato con la Stella di Davide.
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