Oggi, 4 agosto 2025, è stato messo in atto l’ennesimo brutale massacro contro la popolazione impegnata a cercare approvvigionamenti dagli aiuti umanitari, che in teoria dovrebbero essere gratuiti, ma che in realtà sono stati devoluti dalla comunità internazionale. Il mercato nero, gestito da bande organizzate che rivendono cibo, farmaci e acqua a prezzi esorbitanti, ha scatenato una vera e propria massa di persone impazzite e devastate dalla fame, pronte a tutto.
Sono 22.000 i camion carichi di aiuti umanitari che attendono al di fuori dei confini della Striscia di Gaza di poter entrare e distribuire il loro carico. Dall’allentamento delle restrizioni israeliane, solo 84 camion hanno fatto ingresso nell’enclave, un numero assolutamente irrisorio e inutile, considerando che sono 2 milioni le persone che subiscono la carestia indotta da Israele, Stati Uniti e parte dell’Occidente. Dovrebbero infatti entrare nella Striscia almeno 600 mezzi contenenti cibo.
Questa mattina, alcuni droni israeliani, attivati da comandi a distanza, hanno sparato contro la folla di civili disarmati e affamati ai confini della zona di Khan Younis, uccidendo oltre 42 persone. Stesso identico attacco ha massacrato la popolazione del nord di Gaza ieri. La straziante scena, ripresa in un video diffuso da alcuni palestinesi, rende spaventosamente evidente la realtà che stiamo osservando da lontano ogni giorno, una realtà che la comunità europea e l’ONU hanno permesso continuasse per oltre 22 mesi. Le immagini di cadaveri ammassati all’interno di un’ambulanza, intenta a trasportare quei poveri corpi per dar loro degna sepoltura, danno l’idea di cosa sia diventata oggi la politica estera.

Ieri, la storia straziante di Abu Jazar, un ragazzino intervistato dal canale televisivo Al Jazeera, ha messo in luce che la fame e la paura delle bombe non sono le uniche minacce alla vita umana nella Striscia di Gaza. Essere sotto tiro giorno e notte, estenuante soprattutto dopo giorni senza cibo, è una realtà che si manifesta con assoluta certezza, anche quando ci si reca alla ricerca di aiuti umanitari alle due del mattino.
La testimonianza di Abu Jazar:
Era la prima volta che andavo al punto di distribuzione. Ci sono andato perché io e i miei fratelli non avevamo cibo. Non riuscivamo a trovare nulla da mangiare.
Stavamo correndo quando hanno iniziato a spararci. Ero con altri tre; tre di loro sono stati colpiti. Non appena abbiamo iniziato a correre, hanno aperto il fuoco. Poi ho sentito qualcosa di simile all’elettricità attraversarmi il corpo. Sono crollato a terra. Mi sono sentito come folgorato… Non sapevo dove fossi, sono semplicemente svenuto. Quando mi sono svegliato, ho chiesto alla gente: Dove sono?
Continuavano a sparare. Mi sono spaventato e ho iniziato a recitare le preghiere
Abu Jazar ha perso per sempre l’uso di un occhio.
Tra la folla alla ricerca di cibo c’erano anche anziani e bambini. È evidente che l’ingresso degli aiuti umanitari si trasformi spesso in vere e proprie trappole messe in atto da Israele e Stati Uniti per uccidere sempre più esseri umani. Nonostante l’Occidente paghi gli alimenti e i farmaci contenuti in questi convogli, non ha ancora avuto il coraggio di sanzionare lo stato sionista d’Israele. Come se non bastasse, la politica del: “Condanniamo Israele” è una frase che viene usata come mera propaganda dai media, a cui nessuno di noi comuni mortali fa ovviamente più riferimento, e che continua a permettere che cumuli di corpi e farina insanguinata riempiano i rotocalchi dei giornali.
Nonostante le condanne teatrali di politici come il francese Emmanuel Macron, che prende tempo fino a settembre per riconoscere lo stato di Palestina, o del re di Giordania Abd Allah II, a Gaza si continua a morire e si continuerà probabilmente per molto tempo.
Una risposta a “Mentre l’Occidente prende tempo gli aiuti umanitari a Gaza si trasformano in trappole”
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Mai e poi mai dovremmo essere indifferenti davanti a tali orrori.
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