IL SACRO SILENZIO DI MYKIS

"Caro Mykis Godefroid Nsabimana, come promesso, ho scritto la tua storia. Nel renderla pubblica affronteremo insieme i rischi e gli ostacoli. Sono sicuro che altre persone si uniranno ai nostri sforzi per far luce dove persiste l’oscurità. Vediamo come pulsa il cuore di questo mondo. Spero veramente che la verità ti liberi dal campo-profughi in cui le dinamiche della vita ti hanno imprigionato. Inutile dirlo, non è tua la colpa."

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Il Grido di aiuto di padre Alex Zanotelli per spezzare il silenzio dei media

Stiamo vivendo decenni di buio che dettano una lotta per la salvaguardia dei diritti umani estenuante ogni singolo giorno, il dolore che spesso viene anestetizzato attraverso il silenzio delle agenzie di stampa è a mio parere oramai snervante. Lavorare non solo come reporter ma anche come attivista obbliga a dedicare il proprio tempo e la propria vita ad un gioco che spesso può sembrare bizzarro, ugualmente non lo cambierei per nulla al mondo, destarsi di fronte ad un sopruso e non restare in silenzio è una capacità che molti di noi hanno intrinseca che ci piaccia o meno e non ci è dato modificarlo. Esistono persone come padre Alessio Zanotelli, missionario nel terzo mondo facente parte della Comunità Missionaria dei Comboniani

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Camerun, liberato Cardinale ma gli ostaggi ancora nelle mani dei separatisti.

Nelle mani dei rapitori rimangono ancora un re tradizionale, Fon Sehm Mbinglo II, l’autista del veicolo sui cui viaggiava il gruppo e altre otto persone. Secondo le prime ricostruzioni, il responsabile del rapimento sarebbe un certo “Generale Chaomao”, leader dei separatisti anglofoni, che aveva organizzato poco prima un posto di blocco sulla strada.

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