Finalmente la Lega Araba prende posizione dopo otto anni

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La lega araba cambia la designazione di Hezbollah

 

La Lega Araba, creata dopo la Seconda Guerra Mondiale e composta da stati con potere decisionale e non solo come osservatori, è formata principalmente da Arabia Saudita, Transgiordania, Egitto, Iraq, Libano e Siria, mentre altri stati come Eritrea, India, Venezuela ed altri ricoprono il ruolo di soli osservatori. Dopo le dichiarazioni di Martin Griffiths, ancora per poche settimane sottosegretario dell’OCHA, in cui affermava che Hamas non è un’organizzazione terroristica, bensì un partito politico armato, la narrazione politica subisce un’ulteriore modifica.

Infatti, è di pochi giorni fa la notizia, ovviamente passata in sordina, secondo cui la Lega Araba ha modificato la designazione degli Hezbollah, Libano, da organizzazione terroristica a non organizzazione terroristica. Dovremmo porci la domanda del perché questa notizia sia stata silenziata, soprattutto dai media italiani. Il genocidio nella Striscia di Gaza sta oramai palesemente aprendo le porte a un conflitto su ampia scala, dove, dopo il 7 ottobre, molte maschere sono cadute, soprattutto da parte dei paesi classificati come “sottosviluppati”.

L’annuncio è stato reso pubblico attraverso una dichiarazione sul canale televisivo Cairo Channel dal vicesegretario della Lega Araba Hossam Zaki, un annuncio che ha lasciato spiazzata la diplomazia occidentale perché avviene dopo otto anni dall’inserimento degli Hezbollah nella lista nera. Il vicesegretario ha specificato che la decisione presa circa dieci anni fa portò all’interruzione di qualsiasi rapporto con Hezbollah, ma ha confermato inoltre che la Lega Araba in realtà non dispone di liste ufficiali, ma ufficiose di gruppi definiti terroristici.

Zaki ha dichiarato inoltre al Cairo Channel:

“Le prove provenienti da parte israeliana sono preoccupanti ed esprimono il desiderio di espandere la guerra in Libano, desiderio che viene respinto dalla Lega Araba.”

Nelle scorse ore, il vicesegretario si è diretto a Beirut per incontrare, dopo dieci anni, Muhammad Raad, confermando così la ripresa dei rapporti diplomatici tra i paesi arabi più importanti sul territorio.

Questo ci fa comprendere che il rischio di un’escalation annunciata in queste settimane da Israele, USA e UK sia ormai evidente e comporterebbe la distruzione di gran parte del Medio Oriente.

Dovremmo porci la domanda se questa decisione sia stata presa con estremo ritardo casualmente o se, forse più semplicemente, i fratelli arabi si stiano rendendo conto che la costruzione del porto di Gaza e il controllo dell’amministrazione Biden su gran parte dei confini non sia solamente per un conflitto decennale con lo stato iraniano, ma che il disegno creato dopo la Seconda Guerra Mondiale dai gruppi sionisti fondatori dello stato d’Israele stia utilizzando il popolo palestinese come agnello sacrificale per poter attuare una politica dedita ad espropriare, appoggiati dal silenzio dell’ONU e della comunità europea.