Nonostante la violenza incessante e spaventosamente innaturale che ricorda sempre più quella del Terzo Raich nei confronti dei civili palestinesi, la resistenza in 5 zone specifiche della Striscia di Gaza tiene sotto scacco i militari israeliani, sono infatti ingenti le perdite subite da parte dell’occupazione in queste ultime settimane dopo l’invasione via terra.
Sono infatti cinque le zone maggiormente impegnate negli scontri : Beit Lahia, Beit Hanoun, il quartiere di Shuja’yyia e Jabalia nord. Le battaglie si compiono soprattutto all’interno delle rovine di interi quartieri distrutti, fitti di macerie.Il canale delle Brigate Qassam diffonde continui bollettini per informare degli accadimenti sulla Striscia di Gaza confermando la distruzione di altri tre mezzi corazzati nella zona orientale della Striscia, portando così a oltre 300 i veicoli militari fuori uso.Nella giornata dell’8 dicembre le Brigate Al-Mujahideen segnalano un agguato da parte delle forze israeliane nella zona di Khan Younis con la imminente cattura di un soldato occupante fallita a causa di un bombardamento via aria. Ad oggi gli scontri più violenti ed intensivi si sono verificati per lo più nella zona sud tra Khan Younis e Rafah.Sempre nella giornata dell’8 dicembre le Brigate Al-Qassam confermano il lancio di razzi verso la città di Tel Aviv.Dopo il respingimento da parte delle Brigate Il-Azz Din Al Qassam le forze di occupazione decidono di aggirare l’estremo nord dell’enclave dirigendosi così verso l’ospedale Al-Awda e prendendo di mira i medici del plesso ospedaliero con colpi inferti da cecchini esperti.
Nelle scorse ore infatti grazie alle numerose immagini sfuggite alla censura dei social è stato provato il rapimento di numerosi civili di età superiore ai 15 anni, portati verso una destinazione sconosciuta, grazie ad alcune testimonianze si è potuto appurare che alcuni di loro sono stati giustiziati in strada dopo essere stati portati via dalle proprie case e strappati alle famiglie.

Le zone maggiormente prese d’assalto in queste ore sono Beit Lahia, Al Faluga, Al-Saftawi dove l’invasore cerca di avanzare longitudinalmente attraverso i blocchi imposti dalla resistenza, mentre la popolazione nello stesso identico momento ha preso d’assalto la sede Unrwa al confine nella zona di Rafah a causa della fame e del blocco imposto da Israele all’ingresso degli aiuti umanitari.
Il gioco dell’occupazione è quella di dividere le aree e quindi la popolazione in gruppi distanti gli uni dagli altri, per consentire ai militari dell’IDF una maggiore e semplice possibilità di movimento agevolando così rapimenti mirati, oltre le esecuzioni sempre a danno di civili. Mentre le forze di occupazione non riescono via terra a spezzare i muri della resistenza alle 19, ora palestinese, prendono di mira un gruppo di civili uccidendo così 17 persone sfollate nel campo di Nuseirat in Chalet Abu Al-Ghussein.
I crimini di guerra israeliani a danno della popolazione inerme sono la frustrazione di non avere ancora conquistato l’intero territorio di Gaza come promesso ai partner americani ed europei, nonostante la moltitudine di bombe sganciate in questi due mesi, concludendosi in queste ore con l’ulteriore rapimento e uccisione di medici e giornalisti.
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