Anche il Libano come la Striscia di Gaza è diventato il giocattolo della diplomazia estera, gettati entrambi nel teatrino della finta tregua.
Dovremmo porci la domanda se all’attuazione di una tregua Israele sarà nuovamente libero di ammazzare civili, dottori, giornalisti, inviati Onu , rapire i corpi dei martiri, rubare organi, rapire civili, torturare e violentare deliberatamente uomini, donne e bambini. Probabilmente solo dopo avere ottenuto questa risposta comprenderemo se come fatto sino ad oggi da 76 anni la comunità occidentale non stia semplicemente prendendo tempo, visto che nonostante tutte le violazioni commesse da Israele e Stati uniti contro il Diritto Internazionale non sia ancora stata emessa alcuna sanzione.
Nelle ultime ore sono decine i raid mossi da Israele su territorio libanese contro la popolazione civile, raggiungendo la quota di almeno 700 morti in pochi giorni, altre 90.000 persone sono state recentemente sfollate, aggiungendosi alle 110.000 che erano fuggite dalle loro case prima dell’escalation, secondo l’ONU quasi 40.000 vivono in rifugi in tutto il paese.
Il 21 settembre poco dopo l’attacco terroristico di Israele compiuto in Libano, in alcune zone della Siria e dell’Iraq in cui esplosero i walkie talkie uccidendo decine di persone e ferendone quasi tre mila tra cui a centinaia in modo grave, Hezbollah rispose con 2 razzi Katiusha raggiungendo la zona di Jaffa e uccidendo alcuni militari, creando inoltre importanti danni materiali.
Oggi 27 settembre 2024 ancora Hezbollah conferma l’attacco verso Jaffa con un missile balistico denominato “Palestine 2” e Ashkelone con un drone.
Possiamo confermare quindi che l’escalation su larga scala proseguirà ancora per molto tempo e che la resistenza palestinese ed i suoi alleati non si fermeranno sino a quando le proprie terre non saranno liberate.
Mentre Stati Uniti e Israele si preparano all’invasione via terra, i media israeliani esortano Netanyhau a non farlo, l’agenzia di stampa Yedioth Ahronoth analizzando la situazione pone il dubbio che si tratti di un probabile massacro delle truppe perché si tratterà di una trappola mortale messa in atto da Hezbollah.
Gli Stati Uniti hanno attualmente 40,000 soldati nella regione e d è previsto proprio in questi giorni un ulteriore ingresso delle truppe.
Il governo israeliano pare abbia risposto alla propria popolazione attraverso i media confermando che le truppe siano pronte ad accedere verso il versante settentrionale, convocando inoltre due brigate di riserva.
Sempre il media Yedioth Ahronot conferma che le truppe non sono strutturate e preparate per un’invasione di questo tipo, nonostante siano state richiamate quelle di riserva.
Il media ha citato inoltre le due guerre svoltesi nel 1982 e nel 2006 dove Israele nonostante i bombardamenti via cielo non riuscì comunque a vincere su Hezbollah.
Nel frattempo una dichiarazione congiunta del governo statunitense conferma il totale supporto ad Israele per consentirne il diritto all’autodifesa, continuando ovviamente e ipocritamente a definirlo così.

Il portavoce del Pentagono, il Maggiore Generale Pat Ryder, ha dichiarato inoltre:
Alla luce dell’aumento della tensione in Medio Oriente e per eccesso di cautela, stiamo inviando un piccolo numero di personale militare statunitense aggiuntivo per aumentare le nostre forze che sono già nella regione. Ma per motivi di sicurezza operativa, non commenterò né fornirò dettagli.
I massacri in Palestina, Yemen e Libano sono oramai all’ordine del giorno da anni e comprendiamo quale sarà il finale a cui assisteremo angosciati, cioè la distruzione di terre e popolazioni con crisi umanitarie assolutamente devastanti, interi stati da ricostruire e privati di risorse interne obbligandoli così a dipendere da supporti economici esterni, gestiti come spesso accade dalle Nazioni Unite e da NGO legate come sempre al mondo occidentale.
L’unico reale risultato sarà quindi lo stato di povertà e il continuo bisogno di sostegno esterno, come sempre è accaduto.
Washington ha affermato di stare lavorando per impedire un’ulteriore escalation e garantire la sicurezza delle popolazioni su entrambi i lati del confine tra Israele e Libano. Un funzionario americano ha dichiarato ad Al Jazeera nelle scorse che le forze statunitensi schierate, sono composte da 40,000 militari, specializzati nella pianificazione di emergenza, comprese le operazioni di evacuazione, come precauzione contro un potenziale conflitto più ampio.
L’ effimera tregua dei 21 giorni
Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha rivelato durante un briefing telefonico che:
Il cessate il fuoco durerà 21 giorni lungo la Linea Blu e durante quei giorni negozieremo una possibile soluzione al conflitto in corso e raggiungeremo un accordo globale. Permettendo alla popolazione di ritornare alle loro case sia in Libano che in Israele.
Gli Stati Uniti con la collaborazione dell’Unione Europea hanno aperto a New York un tavolo per le trattative diplomatiche mirate a trovare una forma di accordo il più velocemente possibile, sia per Libano che Striscia di Gaza. Funzionari americani confermano che il testo dell’accordo è stato consegnato alle due parti in conflitto prima della pubblicazione. Alcuni giornalisti presenti a New York durante la conferenza confermano che il presidente Macron sia impegnato a spingere per il raggiungimento di un accordo, come da una recente dichiarazione afferma:
E’ ormai giunto il momento di raggiungere un accordo sul confine libanese con la Palestina occupata, che garantisca sicurezza e consenta ai civili di tornare alle loro case.
La dichiarazione ha ricevuto il sostegno di Stati Uniti, Australia, Canada, Unione Europea, Francia, Germania, Italia, Giappone, Arabia Saudita, Emirati e Qatar, chiedendo il suo sostegno anche da parte di Libano e addirittura di Israele.
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